Salumi italiani più sicuri?

Avete presente l’inserimento della carne processata, come ad esempio salami, würstel, prosciutti etc., nel gruppo 1 (ovvero ”sostanze dimostrate di essere cancerogene per gli esseri umani”) delle tabelle IARC (agenzia intergovernativa dell’O.M.S, la più rilevante istituzione sanitaria al mondo)?

Questa catalogazione era stata decisa dopo la pubblicazione di uno studio che ne ha analizzato a sua volta circa 800 censiti nella letteratura scientifica in anni ed anni di ricerca e monitoraggio delle abitudini alimentari di campioni di popolazione di diverse zone del mondo, parliamo di centinaia di migliaia di persone le cui abitudini alimentari sono state attentamente studiate nel tempo. Da questo studio condotto da esperti scienziati è emerso che il regolare consumo di carne lavorata è fortemente associato all’incidenza di cancro colorettale [1-2]. In particolare, il consumo quotidiano di 50 gr di carne processata comporterebbe un aumentato rischio del 18% di incidenza tumorale, mentre il consumo quotidiano di 100 gr di carne rossa implicherebbe un aumentato rischio del 17% di incidenza tumorale (la carne rossa è stata inserita nel gruppo 2A delle tabelle IARC, ovvero ”sostanze probabilmente cancerogene per gli esseri umani”) [2].

Inevitabile il contraccolpo accusato dall’industria di settore che lamentava fin dai primi giorni successivi all’annuncio dell’OMS un significativo calo dei consumi registrato nel carrello della spesa degli acquirenti, quelli italiani non fecero eccezione [3].

Roberto Moncalvo, presidente dell’associazione Coldiretti, dichiarò a tal riguardo:

”I falsi allarmi lanciati sulla carne mettono a rischio 180mila posti di lavoro in un settore chiave del Made in Italy a tavola, che vale da solo 32 miliardi di euro, un quinto dell’intero agroalimentare tricolore” [4].

 

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Anche il ministro della salute della Repubblica Italiana, Beatrice Lorenzin, riteneva opportuno intervenire per cercare verosimilmente di tranquillizzare tutte le parti chiamate in causa, consumatori da una parte ed industria dall’altra:

”Nessun allarme sul consumo di carne rossa. La mangio anche io. Sto ancora allattando i miei gemelli e loro hanno l’alimentazione della mamma. Io mi nutro in modo equilibrato, mangiando tutto, anche la carne rossa che tra l’altro mi serve per tenermi su e per il contenuto di ferro. Seguo i principi della dieta mediterranea e del mio medico che mi ha consigliato un’alimentazione corretta con tutte le componenti bilanciate in modo appropriato” [4].

(nella immagine sotto, il ministro della salute della Repubblica Italiana Beatrice Lorenzin)

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Quanto alla carne rossa e processata e ad eventuali correlazioni con un rischio aumentato di cancro, il ministro dichiarava:

“I titoli che sono stati dati sono eccessivamente allarmistici. Noi dobbiamo proporre un’educazione all’alimentazione corretta che tra l’altro è nella nostra cultura, non creare allarmismo fra i nostri cittadini” [4].

Infatti, veniva prontamente chiesto dal suddetto ministro Lorenzin un opportuno parere al ”comitato nazionale per la sicurezza alimentare”, presieduto dal  Dr. Giorgio Calabrese [5], volto televisivo noto agli italiani e già giudice del ”concorso galassia salumi”  come riporta il suo stesso curriculum [6].

Recentemente, uno studio italiano (“supportato incondizionatamente da ASSICA”*, come dichiarano gli autori pur precisando che “gli sponsor dello studio non hanno avuto alcun ruolo nel design dello studio etc. etc.”) ha preso in considerazione un campione di popolazione italiana di poco più di 10 mila soggetti in tutto che consumavano modeste quantità di salumi italiani [7]. Da questo studio non è emersa un’associazione tra consumo di carne lavorata ed incidenza di cancro colorettale, il che ha portato i ricercatori a concludere che un moderato consumo di salumi italiani non rappresenta un fattore di rischio per la salute degli italiani. Uno di loro, il prof. Carlo La Vecchia, ha affermato in un video-messaggio che “questi risultati sono LARGAMENTE RASSICURANTI” [8].

 

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Ma com’è possibile dunque che un importante documento che ha preso in esame ben OTTOCENTO STUDI censiti in letteratura che hanno analizzato i risultati emersi dal monitoraggio di CENTINAIA DI MIGLIAIA di esseri umani residenti in diverse regioni del mondo possa essere “smentito” da un singolo studio che ha monitorato le abitudini alimentari di circa 10 mila italiani?

È opportuno precisare che la recente pubblicazione italiana di fatto NON smentisce lo studio dell’IARC, ma giunge a conclusioni edificate sui risultati emersi dal campione di popolazione italiana studiato avanzando quelle che potrebbero essere le possibili spiegazioni.

I ricercatori che hanno condotto il predetto studio italiano affermano, tra le altre cose, che:

  1. Gli italiani, rispetto ad altre popolazioni nord europee, americane od australiane, consumano una quantità di carne processata (come i salumi) nettamente inferiore.
  2. La lavorazione della carne italiana è differente così come la “qualità delle carni”.

Si potrebbe dire che queste conclusioni a cui sono giunti gli studiosi italiani rappresentino una vera e propria “boccata d’ossigeno” per l’industria di settore che negli ultimi anni, specie dopo il campanello d’allarme suonato dall’O.M.S., ha accusato, come già detto, un forte calo nei consumi (e quindi negli acquisti) prendendo atto di un cambiamento di abitudini alimentari che sta interessando la popolazione italiana e che lascia intravedere all’orizzonte scenari poco rassicuranti per il settore della produzione di prosciutti ed affini.

Su cosa però tanto gli autori dello studio italiano in questione quanto chi collabora con associazioni di categoria come “carni sostenibili” (che ha trionfalmente divulgato la gradita notizia) non hanno posto la giusta attenzione? Su quale piccolo, ma significativo, particolare?

1

 

Essendo io una persona che preferisce approfondire adeguatamente determinati fatti prima di formulare delle personali congetture a riguardo, ho acquistato l’articolo dei ricercatori-autori di questo studio italiano e me lo sono letto e riletto più volte.

E dunque:

  1. Lo studio italiano, come detto, non ha rilevato un’associazione positiva tra consumo di carne processata italiana ed incidenza neoplastica colorettale
  2. Lo studio ha preso in esame le abitudini del campione di italiani monitorato da cui è emerso che i partecipanti allo studio consumavano piccole quantità di carne processata italiana
  3. Nonostante quanto sopra riferito, è emersa dallo studio in questione un’associazione positiva (sebbene definita “modesta” dagli autori) tra piccole quantità di carne processata italiana consumata ed incidenza del cancro al colon prossimale. Si, avete letto bene

  4. Questo dimostrerebbe che anche piccole, modeste quantità di alimenti di origine animale (carne processata in questo caso), a prescindere dalla qualità della lavorazione, potrebbero rappresentare un aumentato rischio di incidenza patologica per la popolazione umana che li consuma. Cosa che tra l’altro confermerebbe (ulteriormente) risultati simili riportati in letteratura  [9-10]

  5. Gli autori riferiscono che tanto la lavorazione quanto la qualità delle carni italiane sia “migliore” (per certi versi) rispetto alle carni straniere. Le carni italiane in questione sarebbero infatti caratterizzate da una minore quantità di grassi saturi ed una minore presenza di nitrati e nitriti nel processo di lavorazione. Tuttavia, gli autori dello studio omettono di riferire che ANCHE le carni italiane sono caratterizzate dalla presenza di ferro eme, uno dei fattori che diversi ricercatori, e finanche la stessa O.M.S. [11], ipotizzano sia alla base (come concausa almeno) dell’incidenza patologica rilevata in quei campioni di popolazione oggetto di studio [12].

Alla luce di queste (non proprio insignificanti) osservazioni, io personalmente più che “largamente rassicuranti” ritengo che i risultati rilevati nello studio italiano dovrebbero essere considerati in maniera “largamente prudente” prima di invitare la popolazione italiana a perseverare nel consumo di una determinata categoria di alimenti.

 

* ASSICA: Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi. È l’organizzazione nazionale di categoria che, nell’ambito della Confindustria, rappresenta le imprese italiane di produzione dei salumi (prodotti trasformati di carne suina e bovina) e di macellazione suina.

 

31 luglio 2017

 

Alfredo Lio

 

Bibliografia:

[1] IARC-WHO. IARC Monographs evaluate consumption of red meat and processed meat. Press Release nr° 240,  26 October 2015.

[2] Bouvard, V. et al. Carcinogenicity of consumption of red and processed meat. Lancet Oncol. 2015 Dec;16(16):1599-600. doi: 10.1016/S1470-2045(15)00444-1. Epub 2015 Oct 29.

[3] Scarci, E. Carni, consumi flop dopo l’allarme. Il sole 24 ore, 12 Novembre 2015.

[4] Ananasso, A. Carne rossa e tumore, Coldiretti: “A rischio 180mila posti di lavoro”. La Repubblica.it, 27 ottobre 2015.

[5] Busto, M. Carne, Lorenzin la riabilita alla faccia dell’Oms. 10 febbraio 2016. Reperibile a questo indirizzo: http://mirkobusto.net/9694/

[6] Prof. Dott. Giorgio Calabrese, reperibile a questo indirizzo: http://www.nutrifor.it/it/docenti-nutrifor/prof-dr-g-calabrese

[7] Rosato, V. et al. Processed Meat and Colorectal Cancer Risk: A Pooled Analysis of Three Italian Case-Control Studies. Nutr Cancer. 2017 Jul;69(5):732-738. doi: 10.1080/01635581.2017.1310259. Epub 2017 Apr 20.

[8] Carni e salumi magazine. Università di Milano: uno studio ‘assolve’ i salumi italiani. Intervista al Prof. La Vecchia. 12 maggio 2017. Reperibile a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=iUes63kY5SU

[9] Campbell, T, C. & Junshi, C. Diet and chronic degenerative diseases: perspectives from China. Am J Clin Nutr. 1994 May ;59 (5 Suppl):1153S-1161S 8172116 Cit:31.

[10]  Wu, S. Meat and cheese may be as bad as smoking. Eating animal proteins during middle age makes you a candidate for cancer. University of Southern California (USC, U.S.A.), March 4, 2014. Reperibile a questo indirizzo: https://news.usc.edu/59199/meat-and-cheese-may-be-as-bad-for-you-as-smoking/

[11] WHO. Q&A on the carcinogenicity of the consumption of red meat and processed meat. October 2015. Reperibile a questo indirizzo: http://www.who.int/features/qa/cancer-red-meat/en/

[12] Etemadi, A. et al. Mortality from different causes associated with meat, heme iron, nitrates, and nitrites in the NIH-AARP Diet and Health Study: population based cohort study. BMJ. 2017 May 9;357:j1957. doi: 10.1136/bmj.j1957.

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