Caso Macachi. In risposta alle Università degli Studi di Torino e Parma.

‘’Legalità e rispetto reciproco devono essere la base per un confronto sereno, anche se acceso, su questioni tecnicamente complesse e con delicati risvolti etici come la ricerca scientifica basata sulla sperimentazione animale. Stringenti normative prevedono infatti che Istituzioni indipendenti, a livello nazionale e internazionale, composte da personalità qualificate e con competenze diverse, valutino tutti gli aspetti tecnico-scientifici, etici e normativi dei progetti di sperimentazione animale.

Il progetto LIGHTUP – cui si riferisce la petizione pubblicata sul sito change.org – è stato approvato, nei suoi aspetti scientifici ed etici, dallo European Research Council, dai comitati etici e dagli Organismi Preposti al Benessere Animale (OPBA) delle Università di Torino e Parma, e infine dal Ministero della Salute. Tutti questi organismi indipendenti hanno riconosciuto il valore e la validità del progetto e l’impossibilità di perseguirne gli obiettivi di conoscenza e intervento clinico senza una preventiva sperimentazione su animale oltre gli studi (non invasivi) su soggetti umani.

L’uso misurato e controllato della sperimentazione animale, quando questo si configuri come l’unico mezzo possibile per rispondere a domande fondamentali di tipo scientifico o clinico, rappresenta un elemento ancora imprescindibile nella ricerca scientifica, come sancito anche dal recente documento del comitato SHEER dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda le recenti notizie diffuse dagli organi di stampa rispetto a presunte interrogazioni a livello Regionale o Nazionale, si rende noto che venerdì 7 giugno u.s., si è tenuto un sopralluogo ispettivo a sorpresa da parte del Ministero della Sanità presso gli stabulari dell’Università di Parma dove si svolgeranno gli esperimenti. Come richiamato nella nota stampa diffusa dall’Università di Parma lo stesso giorno, gli ispettori non hanno riportato nessuna anomalia di rilievo. Nel verbale si legge anzi che i “soggetti non hanno manifestato segni di paura o di stress in presenza di personale estraneo, continuando ad esercitare le loro attività abituali […] non sono presenti stereotipie, né alopecie da stress, né fenomeni di autolesionismo […] o ancora “Le gabbie sono fornite di un’ampia gamma di strumenti di arricchimento ambientale (corde, trapezi, contenitori di cibo di varia forma per stimolare la ricerca di cibo, televisione e musica di sottofondo)”.

Consapevole e sensibile ai risvolti etici che la sperimentazione animale pone, l’Università di Torino è da sempre impegnata nella promozione di iniziative pubbliche volte ad arricchire e stimolare una riflessione pacata e costruttiva su questi temi, che sia rispettosa e dia voce alle diverse sensibilità.

L’Università di Torino ribadisce pertanto la sua solidarietà al collega prof. Marco Tamietto per gli attacchi subiti, che vanno oltre una legittima manifestazione di dissenso, e sono largamente basati su informazioni errate, già precisate dall’Ateneo nella nota stampa del 5 giugno.

A questo proposito, le Università di Torino e di Parma hanno condotto un fact-checking congiunto sul testo della petizione lanciata dalla LAV su change.org e sui relativi comunicati stampa diffusi dalla LAV stessa, che dimostra come il testo della petizione chieda l’adesione sulla base di un’ampia serie di informazioni false.’’

Così riferisce nell’introduzione al ‘’fact-cheking sul testo della petizione LAV’’ l’Università degli studi di Torino in una nota diffusa sul proprio sito in data 14 giugno 2019 [1].

Apprezzando sinceramente la dichiarata disponibilità da parte dell’UNITO ad una pacata discussione su un tema senza dubbio delicato, sensibile e complesso quale è l’utilizzo di animali nella ricerca scientifica, con questo articolo di risposta e di accettazione ad un confronto che costruttivo vuole certamente essere, sebbene a distanza, analizzerò i contenuti riportati in alcuni dei punti indicati nel loro comunicato dai due poli accademici, rappresentando risposte nel merito e cercando di fornire eventuali ed opportune delucidazioni.

Riferiscono le due Università:

  1. ‘’I macachi verranno […] costretti a riconoscere delle immagini.

FALSO

Le procedure di addestramento si svolgono con tecniche comportamentali basate sul rinforzo positivo, ossia ricompense (succo di frutta, noccioline, o cibo di cui vanno ghiotti), che gratificano l’animale e lo motivano a collaborare ai compiti sperimentali.

I movimenti vengono limitati durante i test per consentire il monitoraggio dei parametri di interesse, ma l’animale non viene e non può essere costretto a eseguire il compito.

È noto in letteratura che la routine di addestramento quotidiana, per tempi congrui al livello di attenzione e alla disponibilità di ciascun animale, diviene molto spesso un’attività che i macachi, come molti altri animali in cattività, intraprendono come una forma di arricchimento cognitivo.’’

Risposta:

Quanto dichiarato è la conferma che i macachi utilizzati nel progetto Lightup verranno sottoposti a protocolli di deprivazione di cibo ed acqua onde motivare l’animale ad un approccio collaborativo durante i test del caso. Queste procedure non sono affatto inusuali nella sperimentazione animale [2]. Ridurre quindi razioni di cibo e liquidi come metodo teso a dissuadere la spontanea volontà di un soggetto, significa, di fatto, provare a costringerlo ad eseguire o assecondare determinate indicazioni. Si consideri inoltre che la routine di laboratorio implica significativo stress agli animali stabulati, il che può tradursi anche in serie ripercussioni inerenti alla qualità dei dati ottenuti. Anche questo è noto in letteratura [3-4].

  1. ‘’L’intervento al cervello, molto invasivo e doloroso, si svolgerà in autunno e l’intera sperimentazione durerà 5 anni.

FALSO

L’intervento sarà praticato in una sala operatoria attrezzata, da un neurochirurgico che opera normalmente anche sull’uomo, ed applicando sulla scimmia le stesse procedure e gli stessi standard usati per l’uomo. Verrà applicata l’anestesia generale monitorata da un veterinario con esperienza su primati non umani. Il decorso post-operatorio è identico a quello per i pazienti umani, e prevede trattamenti analgesici e antinfiammatori per limitare al massimo il disagio all’animale […] Il progetto nel suo complesso durerà 5 anni, ma questo non significa che la sperimentazione su ogni animale durerà 5 anni.’’

 

Risposta:

Si confida di poter prendere visione, a tempo debito, del regime (documentato) di trattamenti anestetici ed analgesici adoperati. Nondimeno, ritengo opportuno ricordare che i Primati Non-Umani (PNU) utilizzati in questo genere di ricerche possono accusare significativa sofferenza e stress. Ad esempio, l’uso di dispositivi di contenimento dell’animale utilizzato può provocare a questo stress psicologico, associato a problemi fisici come ernia inguinale e prolasso rettale [5].

  1. ‘’La ricerca su nuove cure per persone ipovedenti ha compiuto passi importanti solo grazie alle sperimentazioni su malati umani consapevoli.

FALSO

Gran parte di quello che conosciamo sull’organizzazione cerebrale delle funzioni visive e su come intervenire a fini terapeutici si deve alla sperimentazione animale. Si pensi ad esempio ai premi Nobel dati nel 1981 a David Hubel e Torsten Wiesel per i loro studi sul sistema visivo di diverse specie animali […] riguardo la insostituibilità dello studio su primati non umani in altri ambiti di ricerca e intervento clinico, senza la ricerca sui macachi oggi non sapremmo dell’esistenza dei neuroni specchio, non avremmo la stimolazione cerebrale profonda per trattare con successo il morbo di Parkinson, o non potremmo utilizzare la neuroprostetica per consentire ai pazienti con lesioni spinali di recuperare la possibilità di movimento.’’

Risposta:

Non poche volte chi sostiene l’utilizzo di animali nella ricerca scientifica attribuisce a questo genere di studi il pieno merito di determinati progressi medici, spesso in maniera impropria. E’ il caso, ad esempio, della stimolazione cerebrale profonda come trattamento della malattia di Parkinson. In realtà, l’effetto terapeutico della stimolazione cerebrale profonda è stato originariamente rilevato a seguito di osservazioni dirette su esseri umani, autopsie, prove chirurgiche ed errori, avanzamenti in ingegneria ed informatica, e non può essere riconosciuto in maniera categorica ed esclusiva agli studi animali [6]. Tali osservazioni focalizzate su esseri umani, da cui derivano le indagini e quegli spunti scientifici alla base dello sviluppo della DBS (Deep Brain Stimulation), hanno preceduto di numerosi anni quelle rilevate su primati non-umani. Il danno da lesione spinale poi è proprio una di quelle aree di ricerca dove l’inadeguatezza dei modelli animali risulta decisamente chiara. Infatti, review della letteratura suggeriscono che il ricorso a modelli animali ha semmai ostacolato il progresso verso valide terapie cliniche da destinare al trattamento del danno da lesione spinale, più che favorirlo [7-8]. Altresì, il potenziale delle metodologie human-based viene spesso sottovalutato, se non screditato, in favore degli studi condotti su PNU. Questi approcci incentrati sullo studio diretto della biologia e della fisiologia umana possono offrire dati comparabili, se non superiori, a quelli ottenuti dalle ricerche su PNU [9], bypassando il problema (di non poco conto) relativo alle acclarate e documentate differenze inter-specie.

  1. ‘’Non c’è da stupirsi, visto che i test sugli animali falliscono, ufficialmente, in oltre il 95 % dei casi*.

*NCATS (US NIH). About the National Center for Advancing Translational Sciences.

FALSO

Il link non rimanda a nessuna pubblicazione specifica ma al sito istituzionale del Centro che fa parte del National Institute of Health, (USA).

Abbiamo informato il Centro, e sotto è riportato un estratto della risposta che abbiamo ricevuto:

«our content is often misconstrued to the benefit of another organization’s own objectives. If you follow the link to our site, we don’t have any content that alludes to the claim posted in the change.org webpage. […] It is unfortunate that we are being cited in this way».

 (I nostri contenuti sono spesso fraintesi a beneficio degli obiettivi di altre organizzazioni. Se si segue il link al nostro sito, non abbiamo alcun contenuto che alluda alle affermazioni riportate nella pagina web di change.org. Dispiace essere citati in questo modo).’’

Risposta:

Riporto direttamente (e testualmente) dal sito in questione:

 

‘’A novel drug can take 10 to 15 years and more than $2 billion to develop, and failure rates occur in about 95 percent of human studies.’’ [10]

 

‘’Lo sviluppo di un nuovo farmaco richiede dai 10 ai 15 anni e costa oltre 2 miliardi di dollari statunitensi, e i tassi di fallimento negli studi umani si attestano sul 95% circa.’’

 

13

 

Come certamente i due prestigiosi atenei italiani sapranno, prima dei trial clinici (cioè delle prove sperimentali su esseri umani) si effettuano gli studi preclinici in vivo (cioè su modelli animali) che a loro volta seguono agli studi in silico ed in vitro. Gli studi condotti nelle fasi precliniche su animali sono lo step ritenuto dalle attuali normative, e quindi dagli enti regolatori, ‘’fondamentale’’ affinchè un candidato farmaco possa ottenere l’autorizzazione ad avanzare nelle fasi successive di sperimentazione su esseri umani [11]. Sono certo che negli ambienti delle suddette Università sarà ben noto anche questo. Nondimeno, ritengo opportuno segnalare quanto esaustivamente precisato a tal riguardo dall’ente in questione (US NCATS – US NIH):

 

‘’During human clinical trials, approximately 90 percent of candidate drugs fail because they are unsafe (~30 percent1) or ineffective (~60 percent2). Even when pre-clinical cell and animal studies seem promising, problems occur because drugs tested with these models often do not have the same response in humans.’’

 

‘’Durante gli studi umani, approssimativamente il 90% dei candidati farmaci fallisce in quanto non si dimostra sicuro (circa il 30%) o efficace (circa il 60%). Anche quando gli studi prelinici cellulari (in vitro, ndr) e animali sembrano promettenti, si verificano problemi perché i farmaci testati con questi modelli spesso non hanno la stessa risposta rilevata su esseri umani’’ [12]

 

14

 

Come interpretano queste affermazioni gli autori del suddetto comunicato appartenenti alle Università di Torino e Parma? Verrebbe da chiedersi cosa abbiano riferito precisamente all’US NCATS per ottenere la risposta riportata.

A sostegno di quanto dichiarato (in maniera oltremodo inequivocabile) dall’ente statunitense si indica opportunamente quanto riferito in letteratura [13]. Confidando di aver fatto cosa gradita.

5. ”Proprio perché gli animali non possono firmare il “consenso informato”, spetta agli organi competenti valutare il rapporto tra costi/benefici in relazioni ad una chiara analisi dei rischi presentata dai proponenti.

Di fatto, il proponente si mette nelle condizioni più restrittive e sfavorevoli per l’approvazione del progetto, richiedendo agli organi competenti di valutare se i benefici attesi dalla sperimentazione giustifichino esiti potenzialmente importanti in termini di danno all’animale, seppur con bassa probabilità.”

Risposta:

Per quanto riguarda il rapporto costi(danni subiti dagli animali)/benefici da valutare di volta in volta nei vari progetti di ricerca che contemplano l’utilizzo di animali vivi a (presunto) beneficio della specie umana, rimando a quanto è emerso chiaramente da una recente review [14]. Quasi 40 anni di studi animali approvati. Livello di danno agli animali rilevato nelle procedure analizzate classificato in molti casi come ”grave”. Meno del 7% degli studi si è rivelato come ”giustificabile” in termini di rapporto costi/benefici.

Notevole.

In attesa di risposta.

Cordialità.

12

Alfredo Lio

 

Bibliografia:

[1] 14 giugno 2019 – Le Università di Torino e Parma sulla petizione “Salviamo i macachi di Torino!”. UNITO. Link: https://www.unito.it/avvisi/14-giugno-2019-le-universita-di-torino-e-parma-sulla-petizione-salviamo-i-macachi-di-torino

[2] Toth, L, A. and Gardiner, T, W. Food and water restriction protocols: physiological and behavioral considerations. Contemp Top Lab Anim Sci. 2000 Nov;39(6):9-17. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11487246

[3] Balcombe, J, P. et al. Laboratory routines cause animal stress. Contemp Top Lab Anim Sci. 2004 Nov;43(6):42-51. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15669134

[4] Bailey, J. Does the stress of laboratory life and experimentation on animals adversely affect research data? A critical review.  2018 Nov;46(5):291-305. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30488713

[5] Bailey, J. Monkey-based research on human disease: the implications of genetic differences. Altern Lab Anim. 2014 Nov;42(5):287-317. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25413291

[6] Greek, R. and Hansen, L, A. The Development of Deep Brain Stimulation for Movement Disorders. J Clinic Res Bioeth 2012, 3:137. doi: 10.4172/2155-9627.1000137. Link: http://www.omicsonline.org/the-development-of-deep-brain-stimulation-for-movement-disorders-2155-9627.1000137.pdf

[7] Spinal cord injury research hampered by animal models, says new study. EurekAlert. AAAS, 28 Apr 2008. Link: https://www.eurekalert.org/pub_releases/2008-04/pcfr-sci042808.php

[8] Akhtar, A, Z. et al. Animal models in spinal cord injury: a review. Rev Neurosci. 2008;19(1):47-60. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18561820

[9] Bailey, J. and Taylor, K. Non-human primates in neuroscience research: The case against its scientific necessity. Altern Lab Anim. 2016 Mar;44(1):43-69. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27031602

[10] NCATS (US NIH). About the National Center for Advancing Translational Sciences. Link: https://ncats.nih.gov/about

[11] Mak, I, W. et al. Lost in translation: animal models and clinical trials in cancer treatment. Am J Transl Res. 2014 Jan 15;6(2):114-8. eCollection 2014. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24489990

[12] US NCATS (US NIH). Tissue Chip for Drug Screening, Fall 2016. Link: https://ncats.nih.gov/files/Tissue-Chip-factsheet.pdf

[13] Hartung, T. Look back in anger – what clinical studies tell us about preclinical work. ALTEX. 2013;30(3):275-91. doi: 10.14573/altex.2013.3.275. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23861075

[14] Pound, P. and Nicol, C, J. Retrospective harm benefit analysis of pre-clinical animal research for six treatment interventions. PLoS One. 2018 Mar 28;13(3):e0193758. doi: 10.1371/journal.pone.0193758. eCollection 2018. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29590200

 

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