”Sperimentazione Animale”: autorizzata quasi sempre, verificata quasi mai.

Molte volte, discutendo di ”sperimentazione animale”, uno degli argomenti che vengono rappresentati da chi è favorevole a questa metodologia di ricerca sperimentale è che i test condotti su  animali prima di essere eseguiti vengono sottoposti al vaglio di determinati organismi ed istituzioni che ne analizzano gli aspetti sia sotto un punto di vista etico che scientifico, organismi ed istituzioni italiane, ad esempio, come quello Preposto al Benessere Animale (OPBA) e il Ministero della Salute.

Ultimamente, per esempio, il Prof. Marco Tamietto, accademico torinese, in riferimento al progetto ”Lightup” che contempla l’utilizzo di primati non-umani della specie macachi, ha dichiarato:

”Abbiamo interpellato gli esperti indipendenti del comitato etico dell’Unione Europea, dei comitati etici delle Università coinvolte e del Ministero della Salute. Hanno risposto che non si poteva fare a meno della sperimentazione animale e che i macachi sono l’unica specie adatta. Per alcuni ambiti di ricerca non sono disponibili valide metodologie alternative rispetto all’uso di primati. Senza la ricerca su questi animali, per esempio, oggi non avremmo la stimolazione cerebrale profonda per trattare con successo il morbo di Parkinson.” [1]

Quanto asserito dal summenzionato Tamietto risulta discutibile su diversi livelli.

Vediamo perchè.

  1. Benchè spesso indicata dai ”pro-s.a.” come un classico esempio di traduzione di successo dagli studi animali alla pratica clinica umana, non è del tutto chiaro come lo sviluppo della stimolazione cerebrale profonda per il trattamento della malattia di Parkinson possa essere esclusivamente riconosciuto alle ricerche condotte su primati non-umani. Infatti, da review della letteratura scientifica su questo caso in particolare è emerso che:

”L’osservazione umana, autopsie, prove chirurgiche ed errori, progressi
in ingegneria e informatica, così come la serendipità (casualità, ndr), hanno contribuito notevolmente allo sviluppo della stimolazione cerebrale profonda.” [2]

2.  Sebbene la stimolazione cerebrale profonda aiuti in una qualche misura i malati affetti da Parkinson, ad oggi non risulta disponibile,  purtroppo, nessuna cura in grado di riabilitare da questa condizione patologica neurodegenerativa [3-4].

3. Proprio l’utilizzo di ”modelli animali” viene oggi riconosciuto come uno dei fattori principali che ha seriamente ostacolato lo sviluppo di valide ed efficienti terapie per il trattamento della malattia di Parkinson [5-6], ecco perchè viene sempre più auspicata e sollecitata l’adozione di nuove biotecnologie incentrate sulla biologia umana capaci di ovviare alle acclarate carenze dei ”modelli animali” [6-7].

6

Comitati etici, autorizzazioni, rapporto costi-benefici. 

Per quanto riguarda il rapporto costi(danni subiti dagli animali)/benefici, da valutare di volta in volta nei vari progetti di ricerca che contemplano l’utilizzo di animali vivi a (presunto) beneficio della specie umana, si rimanda a quanto è emerso chiaramente da una recente review [8]. Quasi 40 anni di studi animali approvati. Livello di danno agli animali rilevato nelle procedure analizzate classificato in molti casi come ”grave”. Meno del 7% degli studi si è rivelato come ”giustificabile” in termini di rapporto costi/benefici.

Un’analisi ancora più recente, prendendo in esame la situazione tedesca tra il 2015 e il 2017, ha rilevato che meno dell’1% di richieste di procedure sperimentali condotte con animali vivi è stato rigettato dagli organismi competenti:

”Secondo la legge tedesca sulla protezione degli animali, una richiesta ad eseguire esperimenti su animali può essere approvata solo nel caso in cui si ritenga indispensabile per gli scopi specificati e se il dolore, la sofferenza o il danno causati agli animali durante l’esperimento siano eticamente giustificabili (Germania, 2018). In Germania, i permessi per eseguire esperimenti su animali vengono rilasciati dall’autorità preposta del rispettivo stato federale. L’autorità può approvare o respingere le domande o stabilire condizioni per l’approvazione […] La nostra analisi dei dati disponibili sulle domande presentate alle autorità tedesche per il rilascio delle autorizzazioni nel periodo 2015-2017 mostra che meno dell’1% delle richieste per eseguire esperimenti su animali è stato respinto dalle autorità in questione in uno degli anni analizzati: nel 2015 sono state presentate in Germania 2.534 richieste di esperimenti su animali, di cui 18 respinte (0,71%). Nel 2016, 23 domande su 2.567 sono state respinte (0,9%) e nel 2017, 12 domande su 1.995 sono state respinte (0,6%). Il range dei tassi di rifiuto dei singoli stati federali è stato in media dello 0,75% nei tre anni (range compreso tra 0 e 3,32%). Il basso numero di esperimenti su animali respinti in tutti gli stati federali della Germania mostra che le proposte di esperimenti sugli animali vengono molto raramente respinte. Una delle ragioni principali di ciò potrebbe essere che la legge tedesca sulla protezione degli animali fornisce una generosa definizione degli scopi per i quali può essere eseguito un esperimento. Questo, unitamente alla limitazione della competenza dell’autorità di rilascio delle licenze a mero controllo di plausibilità, offre alle autorità un controllo limitato sul rifiuto di un esperimento su animali, che in pratica riduce il processo di approvazione a una questione di forma.” [9]

Opportuno ricordare che le normative tedesche in materia di benessere ed utilizzo di animali per fini scientifici sono simili a quelle di tutti gli altri paesi della Comunità Europea, avendo la Germania, come ogni altro paese membro dell’UE, recepito la Direttiva Comunitaria 2010/63/EU.

Altrove nel mondo le cose non risultano tanto diverse.

La Prof.ssa Azra Raza, Dirigente del prestigioso Mds Center della Columbia University di New York, U.S.A., dove si studiano le rare sindromi mielodisplastiche, che possono degenerare in leucemia acuta, e Docente universitaria di Medicina, vincitrice nel 2012 del premio Hope Award for Cancer Research, per quanto riguarda la composizione e l’orientamento delle autorità statunitensi deputate al rilascio di importanti finanziamenti e delle autorizzazioni in materia di ”sperimentazione animale”, ha riferito che:

Troppi laboratori eminenti ed illustri ricercatori hanno dedicato tutta la vita allo studio delle malattie maligne nei modelli di topo e sono loro che esaminano i rispettivi grant e decidono dove il denaro dei NIH (National Institutes of Health, l’istituzione statunitense più importante in fatto di ricerca biomedica, quella responsabile per l’erogazione di fondi alla ricerca, ndr) debba essere investito. Essi non sono disposti ad accettare che i modelli di topo sono sostanzialmente privi di valore per la maggior parte delle terapie anti-cancro.” [10]

Uno studio del 2016 ha analizzato 1277 richieste per progetti di sperimentazione animale approvati in Svizzera nel 2008, 2010 e 2012. Alla luce di tutti i dati presi in esame e dei risultati rilevati, gli autori hanno concluso che le richieste di autorizzazioni per gli studi animali vengono approvate spesso per ”implicita fiducia, più che per esplicita evidenza scientifica” [11]. Gli stessi ricercatori hanno dichiarato:

”I nostri risultati sollevano seri dubbi sull’attuale procedura di autorizzazione per gli esperimenti su animali, nonché sul processo di revisione tra pari per pubblicazioni scientifiche (peer review, ndr), e questo, nel lungo termine, potrebbe minare la credibilità della ricerca.”

A quanto detto si aggiunga quello che viene suggerito da una rigorosa revisione della letteratura a riguardo.

Fino all’1 marzo del 2007 risultavano pubblicate 20 revisioni sistematiche (systematic reviews) sulla capacità degli studi animali di rappresentare potenziali applicazioni cliniche per gli esseri umani; di queste 20 recensioni solo due, in via definitiva, hanno dimostrato una qualche utilità clinica degli studi animali, di cui una indicava risultati discutibili [12-13].

Una recente review ha confermato risultati ugualmente eloquenti:

su 100 abstract esaminati (50 da PubMed; 50 da Google Scholar) non è emersa alcuna concordanza di esiti, chiara e conclusiva, tra modelli animali ed esseri umani. Una bassa percentuale di abstract (20%) descriveva una concordanza limitata in procedure specifiche, ma questa concordanza veniva generalmente indicata con un invito ad interpretare i risultati rilevati con una certa cautela e la necessità di ulteriori studi clinici per fornire prove più convincenti per gli esseri umani.
Le specie utilizzate negli studi includevano, tra le altre, ratti, topi, conigli, gatti, cani, pecore, maiali e primati non-umani. Questi animali sono stati impiegati in una vasta gamma di aree di studio, tra cui diversi tipi di cancro, malattie cardiache, ictus, disturbi neurologici (ad es. Alzheimer e Parkinson), diabete, difetti ossei, terapia genica e ricerca su cellule staminali, per fornire alcuni esempi. Diverse pubblicazioni hanno analizzato come i dati ottenuti da modelli animali si siano tradotti successivamente negli esseri umani.
La grande maggioranza delle review esaminate (75%) ha riscontrato che la valutazione della risposta umana dai dati animali risulta significativamente limitata a causa di uno o più dei seguenti fattori:

  • differenze tra specie
  • mancanza di traduzione clinica
  • metodologia di scarsa qualità
  • publication bias

Quanto sopra è il risultato di una sopravvalutazione dei reali benefici ottenibili dagli studi animali nel tentativo di prevedere gli esiti umani di riferimento [14].

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”Attualmente, meta-analisi su larga scala di tossicologia, biodisponibilità ed efficacia farmacologica studiate su modelli animali rivelano una scioccante mancanza di potere predittivo rispetto ai dati umani. Di conseguenza, il Consiglio Nazionale delle Ricerche degli Stati Uniti ha raccomandato la sostituzione dei test animali con saggi in vitro basati su cellule umane e modellazione in silico di malattie e network.” [15]

 

Alfredo Lio

25 luglio 2019

Bibliografia:

[1] Coccorese, P. Macachi resi ciechi, il prof si difende: «Quante falsità contro di me, gli animali non rischiano nulla». Corriere della Sera – Corriere Torino, 13 giugno 2019. Link: https://torino.corriere.it/cronaca/19_giugno_13/macachi-resi-ciechi-prof-si-difende-quante-falsita-contro-me-animali-non-rischiano-nulla-dbbd50e0-8dc6-11e9-bd73-fad8388dc5ff.shtml?refresh_ce-cp

[2] Greek, R. and Hansen, L, A. The Development of Deep Brain Stimulation for Movement Disorders. J Clinic Res Bioeth 2012, 3:137. doi: 10.4172/2155-9627.1000137. Link: https://pdfs.semanticscholar.org/56b1/7f11ff665ec2c9fe1f99f1ac49d34a746a7a.pdf?_ga=2.33685025.1015296551.1564044587-74152552.1564044587

[3] National Institute of Neurological Disorders and Stroke (US NIH). Parkinson’s Disease: Hope Through Research. Date last modified: Tue, 2019-05-14. Link: https://www.ninds.nih.gov/disorders/patient-caregiver-education/hope-through-research/parkinsons-disease-hope-through-research

[4] Stoker, T, B. et al. Emerging Treatment Approaches for Parkinson’s Disease. Front Neurosci. 2018 Oct 8;12:693. doi: 10.3389/fnins.2018.00693. eCollection 2018. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30349448

[5] Athauda, D. and Foltynie, T. The ongoing pursuit of neuroprotective therapies in Parkinson disease. Nat Rev Neurol. 2015 Jan;11(1):25-40. doi: 10.1038/nrneurol.2014.226. Epub 2014 Dec 2. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25447485

[6] Marshall, L, J. and Willett, C. Parkinson’s disease research: adopting a more human perspective to accelerate advances. Drug Discov Today. 2018 Dec;23(12):1950-1961. doi: 10.1016/j.drudis.2018.09.010. Epub 2018 Sep 18. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30240875

[7] Lopes, J, M. Use More Human Cells and Tissues Rather Than Animal Models, Parkinson’s Study Urges. Parkinson’s News Today, October 2, 2018. Link: https://parkinsonsnewstoday.com/2018/10/02/use-human-cells-tissues-not-animals-parkinsons-study-urges/

[8] Pound, P. and Nicol, C, J. Retrospective harm benefit analysis of pre-clinical animal research for six treatment interventions. PLoS One. 2018 Mar 28;13(3):e0193758. doi: 10.1371/journal.pone.0193758. eCollection 2018. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29590200

[9] Strittmatter, S. (2019) “Applications for animal experiments are rarely rejected in Germany”, ALTEX – Alternatives to animal experimentation, 36(3), pp. 470-471. doi: 10.14573/altex.1906111. Link: https://www.altex.org/index.php/altex/article/view/1307

[10] Raza, A. 2014: What Scientific Idea is Ready for Retirement? Mouse Models. The Edge, 2014. Link: https://www.edge.org/response-detail/25429

[11] Vogt, L. et al. Authorization of Animal Experiments Is Based on Confidence Rather than Evidence of Scientific Rigor. PLos Biol. 2016 Dec 2;14(12):e2000598. doi: 10.1371/journal.pbio.2000598. eCollection 2016 Dec. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27911892

[12] Knight, A. Systematic reviews of animal experiments demonstrate poor contributions toward human healthcare. Rev Recent Clin Trials. 2008 May;3(2):89-96. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18474018

[13] Konar, D. et al. Lung-On-A-Chip Technologies for Disease Modeling and Drug Development. Biomed Eng Comput Biol. 2016 Apr 20;7(Suppl 1):17-27. doi: 10.4137/BECB.S34252. eCollection 2016. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27127414

[14] Ram, R. Extrapolation of Animal Research Data to Humans:
An Analysis of the Evidence. In: Herrmann, K. and Jayne, K. Animal Experimentation: Working Towards a Paradigm Change. Human-Animal Studies, Volume: 22. Brill. Date: 30 April 2019.DOI:  https://doi.org/10.1163/9789004391192_016 (Chap 15). 

 

[15] Sagers, J, E. et al. Computational repositioning and preclinical validation of mifepristone for human vestibular schwannoma. Sci Rep. 2018 Apr 3;8(1):5437. doi: 10.1038/s41598-018-23609-7. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29615643

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