Sulla ”sperimentazione animale” il Prof. Mucelli auspica un dialogo trasparente, onesto e costruttivo. Chiede troppo?

Su questo blog avevo già avuto modo di discutere riguardo ad uno schema dialettico a cui sovente ricorrono quelle persone che non avendo validi contenuti da rappresentare a sostegno delle proprie ragioni in risposta ad un interlocutore, e all’argomento da questo indicato, ripiegano su una delle più classiche fallacie logiche, l’argomento ad hominem [1]. Che cos’è l’attacco ad hominem? In sostanza, si ”obietta” alle argomentazioni di qualcuno senza rispondergli nel merito ma attaccandolo personalmente, con lo scopo di indebolire la sua posizione [2].

Di seguito verranno illustrate affermazioni espresse da Gerardo D’Amico ed altri sul conto del Prof. Roberto Mucelli come esempio di questo evidente difetto nel ragionamento logico.

Oggetto delle dichiarazioni? Ancora una volta, il delicato, complesso e sensibile tema della ”sperimentazione animale”.

Chi è Gerardo D’Amico? E chi è Roberto Mucelli?

Il primo, come riporta wikipedia, è un giornalista e scrittore italiano, laureato in scienze politiche, che vanta esperienze professionali in diverse testate ed anche in RAI [3].

 

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Il secondo è uno Psicologo Clinico e Psicoterapeuta Psicoanalitico italiano, regolarmente iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio, che annovera tra le sue esperienze professionali anche il ruolo di Professore a contratto di Bioetica e di Modelli Clinici delle Dipendenze presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia clinica della Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma [4].

 

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Gerardo D’Amico, inoltre, risulta tra i fondatori del cosiddetto ”patto trasversale per la scienza” (gruppo di cui fa parte anche Giulia Corsini, medico veterinario già membro dell’associazione ”pro-test Italia”) di cui tra i propositi vi sarebbe la dichiarata ”corretta informazione scientifica” anche per quanto concerne la ”sperimentazione animale” [5].

 

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Veniamo al dunque.

D’Amico, sul suo profilo facebook, postando un articolo a firma del Prof. Mucelli pubblicato lo scorso mese di agosto sulla Gazzetta di Parma, ha affermato:

”Sulla Gazzetta di Parma esce oggi questa lettera, inviata da uno psicologo che “insegna gratuitamente” all’Università Sapienza di Roma, anche se si firma come fosse un docente o almeno questo appare.

È una lettera molto istruttiva, di come stiamo messi a metodo scientifico nel nostro Paese: e non solo da parte degli “spazzacamini” che lo psicologo vorrebbe coinvolgere nel l’analisi di un protocollo scientifico, indignandosi per la loro esclusione. La lettera ci dice quale sia l’approccio al metodo scientifico di chi, pur non essendo medico, biologo, bio ingegnere, farmacista o altra specialistica applicata alla ricerca di laboratorio, pur dovrebbe averne sentito qualcosa, di protocolli e metodologia scientifica, frequentando seppur in prestito e gratuitamente le aule della Università Sapienza.

Lo psicologo si chiede innanzitutto perché non si faccia una bella discussione pubblica del protocollo approvato prima delle università di Torino e Parma, col via libera dei rispettivi comitati etici, poi a livello europeo, infine dal Consiglio Superiore di Sanità.

Perché i vari passaggi scientifici non vengono discussi e ricevono l’approvazione anche del salumiere, del fruttivendolo e naturalmente dagli psicologi?

Perché i ricercatori in questione “rifiutano il confronto scientifico”? Che sarebbe quello col salumiere e lo psicologo, visto che i loro pari, quelli che la ricerca biomedica la fanno, il loro percorso scientifico lo hanno valutato, ci si sono confrontati e li hanno autorizzati.

Perché, si indigna lo psicologo, si usano i soldi delle sue tasse per mettere in piedi una ricerca scientifica che potrebbe essere fatta con il computer e le tecniche di neuro-imaging, una bella risonanza magnetica e nessuno si sarebbe fatto male?

Ecco, perché la comunità scientifica italiana e chi in Europa ha dato il via libera non ci ha pensato? Forse perché c’è qualcuno che vuole sperperare soldi, o peggio ancora qualcuno che gode ad accecare macachi, visto che la natura umana “è crudele”.

Eccolo, lo stato dell’arte della comprensione tecnico scientifica di alcuni, nel nostro Paese.”

 

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Cominciamo col dire che, per quanto riguarda qualifiche ed esperienze professionali, sarebbe bastato verificare in rete eventuali riscontri sui corsi che Roberto Mucelli come docente a contratto ha condotto presso la summenzionata Università La Sapienza, proprio come ho fatto io e come sarebbe stato in grado di fare, credo, anche un adolescente con qualche approccio di base con il mondo del web. Pertanto, illazioni velate (ma neanche tanto) sul conto del predetto Mucelli, riportate ad esempio anche sulle pagine facebook di associazioni favorevoli all’utilizzo di animali nella ricerca come ”pro-test Italia”, risultano alquanto di cattivo gusto.

 

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Fatta questa premessa, di seguito verrà indicato l’articolo oggetto delle considerazioni chiaramente sarcastiche e ciniche di Gerardo D’Amico (si consiglia di ingrandire l’immagine sotto riportata per visualizzare meglio i contenuti).

 

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Chi ha letto attentamente quanto espresso dal Prof. Mucelli nell’articolo in questione non potrà non notare che le sue riflessioni sono state con tutta evidenza strumentalizzate dal D’Amico. Intanto verrebbe da chiedersi per quali precise ed ovvie ragioni Mucelli, in qualità di psicologo e psicoterapeuta, non essendo dunque nè medico, nè biologo o bio ingegnere o farmacista, non abbia diritto di esprimere liberamente le sue opinioni e partecipare ad un dibattito pubblico che vede coinvolte all’occorrenza anche altre figure, come lui stesso, estranee alla ricerca biomedica (ad esempio giornalisti polemici laureati in scienze politiche). Forse D’Amico non è al corrente che una parte tutt’altro che irrilevante della ”sperimentazione animale” è stata storicamente condotta anche in ambito psicologico, non senza ricevere serie e motivate critiche da parte di stimati esponenti della comunità scientifica. Infatti, Shapiro, ad esempio, in riferimento al contributo degli studi animali per quanto riguarda lo sviluppo di validi trattamenti terapeutici in quest’area di ricerca, ha dichiarato:

”quasi tutte le principali terapie si sono sviluppate al di fuori ed indipendentemente dal laboratorio animale.” [5]

Per quale lapalissiano motivo dunque il giornalista, nonchè co-fondatore del ”patto trasversale per la scienza”, D’Amico ritiene, forse, a differenza di Mucelli, di poter esprimere considerazioni su metodo scientifico e ricerca biomedica?

Penso sia oltremodo chiaro ed evidente il senso delle considerazioni di Mucelli. L’umile ”spazzacamino” a cui allude lo psicologo nel suo articolo non viene certamente indicato come soggetto chiamato a discutere in termini tecnici di complessi protocolli di ricerca che vedranno impegnate equipe di studiosi, ma come parte di quella società che vuole porre domande legittime su un qualcosa che, in linea teorica, dovrebbe avere ricadute di pubblico interesse e che quindi potenzialmente potrebbe riguardare chiunque. Dove sarebbe l’assurdità nel rivendicare il diritto alla partecipazione ad un dialogo comune, costruttivo, trasparente e chiarificatore? Immagino che lo stesso D’Amico questo diritto lo rivendichi anche per se stesso. Forse risulterà interessante al predetto giornalista rilevare che, al di fuori di facebook, proprio gli addetti ai lavori della comunità di ricerca biomedica impegnati negli studi animali riconoscono e promuovono il diritto dell’opinione pubblica (anche in qualità di parte attiva e tutt’altro che marginale nell’erogazione di quei preziosi e considerevoli finanziamenti che la ricerca riceve) di verificare in che modo viene condotta la ”sperimentazione animale” e partecipare al dialogo sociale su questo tema. Ad esempio, lo statunitense National Research Council – Committee on Recognition and Alleviation of Pain in Laboratory Animals ha affermato a tal riguardo:

”La maggior parte della ricerca che utilizza animali è a beneficio diretto o indiretto della società. Inoltre, gran parte della ricerca condotta su animali è finanziata, direttamente o indirettamente, dal pubblico. Per entrambi questi motivi, il pubblico ha il diritto e la responsabilità di discutere su come viene condotta la ricerca su animali. Il pubblico si aspetta che la sperimentazione animale sia non solo scientificamente giustificabile e valida, ma anche umana.” [6]

In maniera simile, la Dr.ssa Kay Davies, impegnata negli studi animali sulla distrofia muscolare di Duchenne (DMD), sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica Nature ha dichiarato:

”È estremamente importante che la ricerca sia altamente regolamentata e che si abbia una discussione aperta ed onesta a riguardo. Come per tutte le ricerche, gli esperimenti che coinvolgono animali non dovrebbero procedere senza il consenso generale della società.” [7]

Sempre su facebook, impegnato in un’altra discussione su un post pubblico visibile sul profilo di una terza persona, inerentemente alle ricerche che verranno condotte su alcuni esemplari di macachi da ricercatori appartenenti alle Università di Torino e Parma, D’Amico ha espresso affermazioni ugualmente discutibili, affermazioni da cui trapela un grado di conoscenza della materia trattata non proprio coerente con quel livello di preparazione che dovrebbe essere sottinteso in chi fa parte di determinati gruppi che avanzano pretese su come dovrebbe essere formulata una ”corretta informazione scientifica” da destinare all’opinione pubblica.

 

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Interessanti gli esempi citati dal D’Amico. Forse lo stesso non è al corrente del fatto che se fosse dipeso dalle attuali normative in ambito regolatorio che richiedono determinati test tossicologici su ”modelli animali”, verosimilmente, l’aspirina, uno dei farmaci più utilizzati nella storia della medicina umana, non sarebbe stata autorizzata a procedere agli studi di sperimentazione umana (trial clinici) in quanto tossica per i feti degli animali gravidi su cui viene sperimentata (inclusi roditori e primati non-umani). Al contrario, negli esseri umani, l’aspirina, al dosaggio clinico prescritto, viene utilizzata ANCHE in gravidanza. Un’evidente quanto emblematica discrepanza di esiti tra specie diverse [8]. Ah. Ai ”pro-sperimentazione animale” che dovessero obiettare che negli animali l’aspirina viene testata ad alte dosi ma nella pratica clinica viene prescritta a basso dosaggio alle donne in gestazione, si ricorda che la comune prassi tossicologica sperimentale comporta il tentativo di estrapolazione da alte dosi negli animali a basse dosi negli esseri umani (per opportuna conoscenza).

Gli antidolorifici?

”L’astuta osservazione clinica ha rivelato molti altri inaspettati effetti terapeutici, per esempio l’efficacia di farmaci antidepressivi ed antiepilettici nel trattare certi stati del dolore.” [9].

Dunque, la disponibilità clinica di alcuni farmaci destinati al trattamento di alcuni stati dolorifici non è il frutto del tradizionale modello di ricerca e sviluppo incentrato su studi condotti su ”modelli animali”, ma si deve essenzialmente ad osservazioni dirette del paziente ad opera di medici particolarmente attenti. E questo dato trova conferma in letteratura.

Ora, a mio modestissimo parere, certamente ANCHE i giornalisti devono trovare spazio nelle more del dibattito sociale sull’utilizzo di animali nella ricerca, con l’augurio che il loro contributo, certamente fondamentale come canale di comunicazione con l’opinione pubblica, sia edificato su riscontri oggettivi e scevro da ogni genere di faziosità. Dico questo sulla base di quello che si evince da alcune evidenze. Infatti, uno studio pubblicato sullo storico, illustre British Medical Journal, analizzando un campione di comunicati stampa accademici, ha rilevato che più di 1/3 delle notizie relative alle implicazioni che gli studi animali potrebbero avere sul miglioramento della salute umana è fortemente esagerato [10-11].

Ci rifletta D’Amico. Se poi dovesse ritenere che, almeno per quanto riguarda la ”sperimentazione animale”, ”lo stato dell’arte della comprensione tecnico scientifica” da lui maturato nel corso degli anni sia tale da permettergli di ignorare determinati riscontri, allora continui pure a mettere in discussione le considerazioni altrui più che trovare un terreno comune di incontro dove provare a costruire un confronto razionale e proficuo. Ne ha senza dubbio diritto e facoltà, almeno per quanto mi riguarda.

 

Alfredo Lio

 

15 settembre 2019

 

Bibliografia:

[1] Lio, A. Quando l’attacco alla persona, in mancanza di validi e fondati argomenti, diventa un biglietto da visita. Science News Live, 2 gennaio 2018. Link: https://alfredolio.wordpress.com/2018/01/02/quando-lattacco-alla-persona-in-mancanza-di-validi-e-fondati-argomenti-diventa-un-biglietto-da-visita/

[2] Manuale per una sana conversazione. Il Post, 3 gennaio 2014. Link: https://www.ilpost.it/2014/01/03/lista-fallacie-logiche/

[3] Gerardo D’Amico. Wikipedia. Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Gerardo_D%27Amico

[4] Roberto Mucelli. Ordine Psicologi Lazio. Link: https://www.ordinepsicologilazio.it/albo/https-www-ordinepsicologilazio-it-albo-robertomucelli/

[5] Shapiro, K, J. Animal Models of Human PsychologyCritique of Science, Ethics, and Policy. Hogrefe & Huber, 1998.

[6] National Research Council (US) Committee on Recognition and Alleviation of Pain in Laboratory Animals. Recognition and Alleviation of Pain in Laboratory Animals. Washington (DC): National Academies Press (US);2009. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK32655/

[7] Davies, K. Keep the directive that protects research animals. Nature. 2015 May 7;521(7550):7. doi: 10.1038/521007a. Link: https://www.nature.com/news/keep-the-directive-that-protects-research-animals-1.17479

[8] Hartung, T. Per aspirin ad astra… Altern Lab Anim. 2009 Dec;37 Suppl 2:45-7. Link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/20105011/

[9] Rang, H, P. The development of the pharmaceutical industry. In: Hill, R, G. Drug Discovery and Development – E-Book: Technology in Transition. Elsevier Health SciencesJul 20, 2012 (chap 1, pag. 13).

[10] Summer, P. et al. The association between exaggeration in health related science news and academic press releases: retrospective observational study. BMJ 2014;349:g7015. Link: https://www.bmj.com/content/349/bmj.g7015

[11] Haelle, T. Health News Exaggeration In Press Releases Just One Piece Of The Problem. Forbes, Dec 11, 2014. Link: https://www.forbes.com/sites/tarahaelle/2014/12/11/health-news-exaggeration-in-press-releases-just-one-piece-of-the-problem/#3d02f1a34ba4

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